I piloti sono come i cavalieri di un tempo, uomini che affrontano il rischio non per incoscenza ma per vocazione, legati alla macchina come un tempo lo erano al cavallo, con lo stesso coraggio, disciplina e senso dell’onore.”

Enzo Ferrari

(Prefazione in “400 cavalli nella chiena” di Tiziano M. Barbieri e Franco Varisco – Longanesi 1969)

Trofeo Val d'Intelvi

Albo d'Oro
  • Anno:
  • 1938
  • 1939
  • 1950
  • 1959
  • 1960
  • 1961
  • 1965
  • 1° Classificato:
  • Franco Cortese
  • Giosuè Calamai
  • Giovanni Bracco
  • Giancarlo Rigamonti
  • Giuliano Giovanardi
  • Gianfranco Moroni
  • Giacomo “Noris” Moioli
  • 2° Classificato:
  • Ovidio Capelli
  • Mario Tadini
  • Gino Valenzano
  • Marco Vannucci
  • Danilo Tesini
  • Domenico Lo Coco
  • Ildefonso Torriani
  • 3° Classificato:
  • Rodolfo Haller
  • Renato Balestreri
  • Sergio Mantovani
  • Gianni Mannelli
  • Gianni Brichetti
  • Giancarlo Rigamonti
  • Enrico Pinto

Franco Cortese (1903 - 1986)

Tra i più grandi piloti italiani dell’anteguerra e del dopoguerra, corse ufficilamente per molte case fra cui: Bugatti, Maserati, Alfa Romeo e Ferrari.

È il pilota che detiene il record di partecipazioni alla Mille Miglia; ben 14 (fra il 1927 e il 1956)!

Nel 1937 con Giovanni Lurani, Luigi Villoresi ed Eugenio Minetti fondò la Scuderia Ambrosiana e nel 1938 al comando dell’Alfa Romeo 6C 2300B M.M. Spider Zagato vinse la I° edizione del Trofeo. Quell’anno conquistò il Campionato italiano Sport Nazionale battendo le Alfa Romeo dell’ Alfa Corse dirette da Enzo Ferrari.

Dal 1947 al 1951 fu il primo pilota e collaudatore della Ferrari. Guidando una Ferrari 125 S regalò la prima vittoria alla scuderia del Drake (al Gran Premio di Roma) ed altre. Fra le sue principali vittorie anche il Gran Premio di Napoli del 1950, la Targa Florio del 1951 (che si aggiudicò con la Frazer Nash), ed ancora il campionato italiano per le vetture con cilindrata 2 litri che vinse nel 1956 con una Ferrari 500.

Luigi 'Gigi' Villoresi (1909–1997)

Tra i più grandi piloti italiani di sempre, un vero pioniere che ha corso per scuderie leggendarie come Maserati, Ferrari e Lancia. Fu il mentore e l’amico inseparabile di Alberto Ascari, con il quale formò una coppia celebre.

Vinse alcune delle gare più prestigiose dell’epoca, tra cui la Mille Miglia nel 1951 e due volte la Targa Florio, nel 1939 (anno in cui partecipò, senza gloria, al Trofeo Val d’Intelvi) e nel 1940.

Partecipò alle prime edizioni del Campionato Mondiale di F1, conquistando 8 podi in 34 Gran Premi. Sebbene non abbia mai vinto un GP iridato, concluse al quinto posto i mondiali del 1951 e del 1953 con la Ferrari.

Ovidio Capelli

Era un affermato gentleman driver milanese la cui carriera durò tre decenni, avendo iniziato a correre negli anni ’30. La sua ultima uscita come pilota avvenne nel Rallye de Monte-Carlo del 1961, in cui fu copilota di Luigi Villoresi (leggendario pilota Ferrari) su una Lancia.

Debuttò alla Mille Miglia del 1937 su una Fiat 1500, poi passò alle corse monoposto con cui ottenne un 2° posto al Trofeo Val d’Intelvi nel 1938. Nel 1939 fu 5° assoluto nella voiturette Targa Florio al Parco della Favorita a Palermo, al volante di una Maserati 6CM. Partecipò anche al Gran Premio di Tripoli del 1939 sul circuito di Mellaha.

Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale divenne uno dei favoriti nelle gare italiane di auto sportive. Condividendo una Fiat 1100S con Ovidio Gerli, ottenne un 5° posto alla Mille Miglia nel 1947 e un 4° posto al Giro di Sicilia nel 1948. Nel 1952 guidò una Fiat 8V Zagato, classificandosi 5° assoluto alla Targa Florio, poi arrivò 7° alla 12 Ore di Pescara con Diego Capelli come copilota.

Nel 1949 prese in gestione dal conte Giovanni Lurani  la Scuderia Ambrosiana

Costruì anche una serie di Fiat 1400 leggere modificate Abarth, progettate dalla Touring.

Nel 1956 fu 1° di classe anche alla Mille Miglia su una OSCA S-187.

Rodolfo Haller

Nonostante il suo cognome di origine germanica, era italiano specialista delle Alfa Romeo mettendosi in luce prima della guerra, nella gara Bengasi-Tripoli del 1937 e nella Mille Miglia dell’anno successivo, classificandosi secondo di classe in entrambe le occasioni e piazzandosi anche nelle salite. Nel 1938 fu 3° al Trofeo Val d’Intelvi.

Mario Tadini (1905-1983)

Fu insieme ai fratelli Caniato, uno dei soci azionisti e il presidente della Scuderia Enzo Ferrari.

Ottenne diversi successi in gare importanti come la Mille Miglia e nelle cronoscalate.

Fra il 1932 e il 1939 Corse con le vetture Alfa Romeo del cavallino insieme a Tazio Nuvolari, Achille Varzi, Giuseppe Campari e Louis Chiron, e vinse ben 7 edizioni (di cui 4 consecutive) sulla salita dello Stelvio. Ciò gli valse il soprannome di “re dello Stelvio“.

Nel 1933 vinse  il Campionato Europeo della Montagna.

Nel 1939, passato alla scuderia Ambrosiana, giunse 2° al Trofeo Val d’Intelvi (7° prova del Campionato Italiano Sport Nazionale).

Giovanni Bracco (1908 - 1968)

Uno dei più spettacolari piloti italiani del dopo guerra, conquistò 27 vittorie assolute in oltre 70 competizioni.

È stato Campione italiano nella categoria Sport internazionale fino a 2000cc nel 1948 e nella categoria Sport internazionale oltre 1500cc nel 1950, oltre che Campione italiano della montagna nella categoria Sport nel 1951.

Nel 1948 vinse il Gran Premio d’Italia (classe 2 litri di cilindrata) su una Maserati A6GCS e la Coppa d’Oro delle Dolomiti.

Il suo anno migliore fu il 1950 quando iniziò il suo sodalizio (1950 -1952) con la Ferrari, vincendo la Mille Miglia su una Ferrari 166, arrivò secondo nella Coppa d’Oro delle Dolomiti e vinse di misura al Trofeo Val d’Intelvi (III° edizione).

Con il suo pupillo più giovane, Umberto Maglioli arrivò secondo alla Mille Miglia del 1951 guidando una Lancia Aurelia B20. Nel 1955 corse su una Maserati 200S.

Umberto 'Ippocampo' Castiglioni

Fra le star di quell’anno (1950) troviamo anche “Ippocampo” al secolo Umberto Castiglioni tra i migliori interpreti della Lancia Aurelia B20, fu vincitore di classe al Trofeo Val d’Intelvi 1950.

Un grandissimo pilota, che nel 1951 arrivò 2° di un soffio alla Coppa d’oro delle Dolomiti con la sua Lancia Aurelia B20-2000 Coupè.

Nel 1952 fu fra i magnifici 7 (Salvatore Ammendola, Enrico Anselmi, Felice Bonetto, Giovanni Bracco, Luigi Fagioli, Umberto Castiglioni e Gino Valenzano)  a cui la Lancia affidò altrettante vetture ufficiali (Aurelia B20) con il compito di compiere un’impresa leggendaria: dominare la scena conquistando vittorie assolute o di classe in gare iconiche come il Giro di Sicilia, la Mille Miglia, la 24 Ore di Le Mans (in cui Castiglioni e Valenzano si classificarono sesti assoluti con la vettura n° 39), la Targa Florio e la Coppa d’Oro delle Dolomiti; impresa pienamente riuscita.

Sergio Mantovani (1929–2001)

Un talento puro che nel 1953 diventò pilota ufficiale della Maserati in Formula 1.

L’esordio fu il 16 luglio alla Coppa d’Oro delle Dolomiti con una Fiat 1100S ri-carrozzata “a siluro” dalla carrozzeria Colli di Milano, finendo 10° assoluto, ma già una settimana dopo, ottenne il suo primo podio significativo arrivando 3° assoluto (e vincitore di classe) al Trofeo Val d’Intelvi.

La svolta arrivò nel 1952 con l’acquisto di una Lancia Aurelia B20 GT da 2 litri, che gli permise di sfidare i professionisti. Giro delle Calabrie: 2° posto assoluto (arrendendosi solo alla Ferrari 225S di Paolo Marzotto); 12 Ore di Pescara: 8° assoluto e 2° di classe.

Questi risultati attirano l’attenzione della Maserati che dal 1953 lo fa entrare nella sua squadra corse dove dimostrò subito di essere “veloce e costante”.

Debuttò ufficialmente alla Targa Florio, dove fu scelto per affiancare il già celebrato campione argentino Juan Manuel Fangio.

Il legame che nacque durante la gara tra Fangio e Mantovani è un capitolo affascinante; La gara si correva sul massacrante (per fisico e meccanica) “Piccolo Circuito delle Madonie” (72 km a giro, da ripetere 8 volte).

La coppia Fangio-Mantovani chiuse al 3° posto assoluto, dietro alla Lancia D20 di Maglioli e alla Maserati dei compagni di squadra Giletti e Bertocchi.

Fangio rimase impressionato dalla costanza di Sergio, che riuscì a tenere un ritmo paragonabile a quello del “Maestro” senza commettere errori su un tracciato difficilissimo.

Proprio grazie alla fiducia nata in quella gara, Fangio spese parole di grande stima per Mantovani con i vertici della Maserati.

Questo legame professionale continuò anche in Formula 1 nel 1954, quando entrambi corsero con la mitica Maserati 250F, sebbene Fangio passò a metà stagione alla Mercedes.

Il 1954 fu l’anno della consacrazione in F1 con la Maserati 250F. Conquistò due quinti posti (Germania e Svizzera). Nelle gare non iridate finì 3° a Siracusa e a Roma. Vinse inoltre la prestigiosa Coppa d’Oro delle Dolomiti.

Durante le prove del GP di Torino al Parco del Valentino 1955, un gravissimo schianto causò ferite tali da rendere necessaria l’amputazione di una gamba. Aveva solo 25 anni e dovette ritirarsi.

Nonostante ciò, non abbandonò il mondo dei motori, diventando una figura chiave della Commissione Sportiva dell’ACI per molti anni.

Danilo Tesini

L’uomo con la Lotus (fonti: La Gazzetta dello Sport & racingsportscars.com)

Tesini è ricordato come un “pioniere”; “fu lui a introdurre per primo sui circuiti una Lotus da corsa” dopo un incontro con il fondatore della casa inglese Colin Chapman.

È noto come meccanico, costruttore e pilota, figura di rilievo del motosport italiano nel dopoguerra, quando divenne titolare dell’officina Martes (Modifiche Auto Riparazioni Tesini), dove mise su modelli elaborati motori speciali e preparazioni di pregio. tanto da attirare l’interesse di grandi marche e nomi del tempo.

Come pilota Tesini gareggiò con le Lotus con continuità dal 1955 al 1961 ottenendo risultati di rilievo con piazzamenti sul podio nelle competizioni nazionali di sport-prototipi: 6° nella gara “Graz-Thalerhof” (18 ottobre 1959 ) –  3° alla “Coppa d’Oro di Modena” (16 ottobre 1960) – 2° al “Trofeo Val d’Intelvi” (12 giugno 1960) – 3° al  “Trofeo Shell” (28 maggio 1961).

Giacomo 'Noris' Moioli (1922 – 1972)

L’alfiere della Porsche

Anagraficamente era Giacomo Moioli ma per tutti nell’ambiente sportivo era conosciuto come “Noris”.

Curava il proprio fisico senza quella costanza maniacale necessaria oggi per i moderni drivers di Formula 1: un’ora al giorno di ginnastica con regolarità era più che sufficiente al Moioli per mantenere una forma invidiabile anche alle soglie dei 50 anni.

Dopo un primo periodo in cui si distinse alla guida di Lancia Aurelia e di Maserati Zagato 2000 passò all’Abarth. Il nome di “Noris” iniziò a farsi sentire un po’ ovunque ed il suo lungo sodalizio con le vetture Porsche, che utilizzò sia nelle cronoscalate che in pista gli diede la giusta consacrazione.

Partecipò a numerosissime gare in salita in particolar modo nel nord Italia, vincendo o comunque ottenendo onorevoli piazzamenti e diventò Campione Italiano della Montagna di categoria Gran Turismo nel 1960, 1963 e 1965 (l’anno in cui partecipò e vinse anche l’ultima edizione del TROFEO VAL D’INTELVI).